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- Il fosforo che hai già pagato: presente nel terreno, non sempre disponibile per la coltura
L’analisi del terreno indica una buona dotazione di fosforo. Allora perché, nelle prime fasi, la coltura può comunque faticare a utilizzarlo?
È una situazione più comune di quanto sembri. Il terreno è stato concimato regolarmente, le analisi mostrano valori di fosforo adeguati eppure, nelle prime settimane dopo la semina, i cereali autunno-vernini possono partire lentamente, con piante poco uniformi e uno sviluppo iniziale non ottimale.
L’analisi del terreno resta uno strumento fondamentale per impostare correttamente la fertilizzazione. Ma il valore rilevato non racconta, da solo, quanto fosforo una giovane radice riuscirà effettivamente ad assorbire proprio nel momento in cui ne ha più bisogno.
Temperatura del suolo, pH, sviluppo dell’apparato radicale, caratteristiche del terreno e posizione dell’elemento possono infatti influenzarne fortemente la disponibilità.
Presente non significa immediatamente disponibile
Il fosforo ha un comportamento particolare nel terreno.
Dopo la distribuzione con fertilizzanti o matrici organiche, solo una parte rimane nella soluzione circolante, cioè nella forma più facilmente raggiungibile dalle radici.
Un’altra parte può invece legarsi ai componenti del terreno: per esempio al calcio nei suoli calcarei o a ferro e alluminio nei terreni più acidi. Queste forme non sono necessariamente perse, ma possono tornare disponibili con tempi e quantità molto variabili.
Ed è proprio il tempo a fare la differenza nelle prime fasi della coltura.
Il fosforo, inoltre, è un elemento poco mobile nel terreno. A differenza di altri nutrienti, non si sposta facilmente verso la radice: è soprattutto la radice che deve svilupparsi ed esplorare il suolo per raggiungerlo.
Per i cereali autunno-vernini questo aspetto è particolarmente importante. Dopo la semina, infatti, le giovani piante si trovano spesso a svilupparsi in terreni progressivamente più freddi, con un apparato radicale ancora limitato.
In questa fase, il fosforo realmente utilizzabile è soprattutto quello che la radice riesce a intercettare nelle immediate vicinanze.
Ecco perché anche un terreno con una buona dotazione di fosforo può non riuscire a soddisfare immediatamente le esigenze di una coltura appena nata.
Una parte del fosforo distribuito negli anni e non asportato con i raccolti può essere ancora presente nel terreno, ma sotto forme non immediatamente disponibili.
Una risorsa che esiste già e che vale la pena utilizzare nel modo più efficiente possibile.
Il ruolo dei microrganismi del terreno
Nel suolo esistono naturalmente microrganismi coinvolti nei processi che regolano la disponibilità degli elementi nutritivi.
Attraverso il loro metabolismo, alcuni di essi producono acidi organici che possono contribuire alla solubilizzazione di alcune forme di fosforo poco disponibili, favorendone il ritorno nella soluzione del terreno.
È uno dei tanti esempi di come la componente biologica del suolo possa partecipare alla dinamica della fertilità.
Sorbistart: intervenire dove nasce la coltura
Sorbistart è un inoculo vivo a base di batteri lattici del genere Lactobacillus.
I batteri lattici producono naturalmente acidi organici attraverso il loro metabolismo. L’applicazione di Sorbistart alla semina consente di localizzare l’inoculo proprio nella zona interessata dallo sviluppo delle prime radici.
L’obiettivo non è aggiungere altro fosforo al terreno, ma favorire le condizioni affinché la giovane coltura possa utilizzare meglio le risorse già presenti nella zona radicale.
Nei cereali autunno-vernini, intervenire fin dalla semina significa lavorare proprio nella fase in cui la pianta deve costruire rapidamente un apparato radicale capace di esplorare il terreno e affrontare i mesi più freddi.
Non al posto del concime, accanto a una corretta strategia di fertilizzazione
Sorbistart non sostituisce la concimazione fosfatica.
La quantità di fosforo da apportare deve sempre essere valutata sulla base delle esigenze della coltura, delle caratteristiche del terreno, delle analisi disponibili e della strategia agronomica aziendale.
Allo stesso modo, un terreno molto freddo, compattato o con altre limitazioni fisiche continua a rappresentare un ostacolo allo sviluppo radicale.
Il punto è un altro: prima di aggiungere nuovi input, vale la pena chiedersi quanto efficacemente stiamo utilizzando ciò che nel terreno è già presente.
Il fosforo accumulato nel suolo nel corso degli anni può rappresentare una risorsa importante. Migliorarne l’utilizzo significa lavorare non soltanto sulla quantità degli apporti, ma anche sull’efficienza complessiva della fertilizzazione.
Hai una buona dotazione di fosforo nel terreno ma vuoi capire come favorirne l’utilizzo nelle prime fasi dei cereali autunno-vernini?