L’analisi del terreno indica un buon livello di sostanza organica. Eppure la coltura parte lentamente, i residui dell’anno precedente sono ancora ben visibili e il terreno sembra poco reattivo.
Come è possibile?
La risposta sta in una distinzione importante: avere sostanza organica nel terreno non significa automaticamente riuscire a valorizzarla.
L’analisi ci dice quanta sostanza organica è presente, ma non ci dice con quale velocità viene trasformata e quanto riesca a contribuire alla disponibilità degli elementi nutritivi per la coltura.
Quando la sostanza organica si trasforma lentamente
La sostanza organica contiene azoto, fosforo e altri elementi che possono diventare progressivamente disponibili grazie all’attività dei microrganismi del terreno.
Questa attività, però, dipende molto dalle condizioni del suolo.
Temperatura, umidità e presenza di ossigeno influenzano il lavoro della componente microbica. Quando il terreno è troppo saturo d’acqua e manca aria, i processi di degradazione possono rallentare e la sostanza organica può accumularsi.
Per questo motivo un terreno ricco di sostanza organica non è necessariamente un terreno capace di renderla rapidamente utile alla coltura.
In autunno possiamo osservare molti segnali
Questo periodo dell’anno è particolarmente interessante per osservare il terreno.
Dopo le raccolte rimangono stocchi, paglie e altri residui colturali. Se, durante le lavorazioni, troviamo ancora molti residui dell’annata precedente quasi intatti, può essere un segnale che la trasformazione sta procedendo lentamente.
Non significa automaticamente che il terreno abbia un problema, ma è un elemento utile da valutare insieme alla struttura, alla presenza di ristagni e alla risposta della coltura.
Prima di tutto: acqua, aria e struttura
Quando un terreno appare ricco ma poco reattivo, la prima domanda da porsi è molto semplice:
l’acqua riesce a defluire correttamente? Il terreno respira?
Se sono presenti ristagni o problemi strutturali, bisogna partire da lì.
Nessun prodotto può sostituire una corretta gestione agronomica del campo.
Solo quando le condizioni fisiche del terreno sono adeguate ha senso ragionare anche sulla componente biologica.
Dove si inserisce la nostra tecnologia Sorbistart
Sorbistart è un fertilizzante contenente una preparazione microbica a base di batteri lattici del genere Lactobacillus.
Non ha l’obiettivo di aggiungere altra sostanza organica al terreno, ma di intervenire sulla componente microbiologica del suolo.
Gli studi citati nel documento mostrano che l’introduzione di nuovi microrganismi può influenzare le comunità microbiche già presenti, anche quando i microrganismi introdotti non rimangono stabilmente nel terreno.
È in questo contesto che si inserisce Sorbistart: sostenere i processi biologici che partecipano alla trasformazione della sostanza organica già presente nel terreno.
In altre parole:
la sostanza organica rappresenta una riserva.
La componente microbiologica contribuisce a renderla parte attiva dei processi del suolo.
Cosa osservare in campo
Prima di intervenire è utile guardare alcuni segnali:
- presenza di ristagni;
- struttura e aerazione del terreno;
- velocità di degradazione dei residui;
- sviluppo delle radici;
- risposta della coltura nelle prime fasi.
L’analisi chimica resta importante, ma da sola non racconta tutto quello che sta succedendo nel terreno.
Domande frequenti
- Un terreno con molta sostanza organica è sempre fertile?
No. La fertilità dipende anche da quanto efficacemente la sostanza organica viene trasformata e dalle condizioni fisiche e biologiche del terreno.
- Perché i residui colturali possono degradarsi lentamente?
Temperature basse, eccesso di acqua, scarsa ossigenazione e ridotta attività biologica possono rallentarne la trasformazione.
- Sorbistart aggiunge sostanza organica?
No. Sorbistart contiene una preparazione microbica e interviene sulla componente biologica del terreno.
- Il tuo terreno ha sostanza organica, ma sembra non valorizzarla?
Se dalle analisi emergono buoni livelli di sostanza organica ma osservi residui che si degradano lentamente o una coltura poco reattiva, può essere utile approfondire cosa sta succedendo.
Valutiamo insieme le condizioni del terreno e se un intervento sulla componente microbiologica può avere senso nella tua gestione agronomica.
Per saperne di più contattaci
Fonti:
FAO, Soil Organic Carbon: the hidden potential, 2017
Mawarda et al., Soil Biology and Biochemistry, 148, 2020
Liu, Le Roux, Salles, iScience, 2022
Indicazioni tecniche del produttore STI Biotechnologie